• Associazione Culturale La palma e l'ulivo

“Caso Caravaggio”

Che la tecnologia applicata ai beni culturali sia in esponenziale crescita è innegabile. Così come innegabile è il valore rappresentato dai prodotti digitali nati dalle nostre straordinarie opere d’Arte, che con la tecnologia si sono confrontate. È un tema delicato, a tratti complesso, che richiede di seguire almeno tre diversi percorsi analitici che possano affrontare l’aspetto scientifico, etico e, non in ultimo, giuridico. In questo panorama, fatto di innovazione e di necessari adeguamenti normativi, sembra nascere però un caso speciale, “il caso Caravaggio”, legato alla tela del Seppellimento di Santa Lucia, realizzato per la città di Siracusa nel 1608 e oggi esposto, come in origine, sull’altare principale della Basilica di Santa Lucia al Sepolcro. Lasciate alle spalle le polemiche per il problematico prestito della tela per la già conclusa mostra al Mart di Rovereto, Caravaggio e il Contemporaneo, la discussione rimane ancora accesa per la realizzazione di una copia digitale, ad altissima qualità e quindi delle copie esatte da essa generate. Perché siano più chiari i punti salienti del dibattito è utile ricordare sinteticamente alcuni degli obiettivi dell’originario progetto del Mart, concertato con Il FEC - Fondo edifici di culto del Ministero degli Interni, proprietario dell’opera, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, ente preposto alla tutela, e la Curia Arcivescovile di Siracusa, per il ruolo cultuale riconosciuto di “deputatio ad cultum publicum”.

I prodotti sono stati eseguiti dall’impresa spagnola Factum Foundation e rivestono senza dubbio uno spiccato valore scientifico. La digitalizzazione della tela, eseguita con particolari scanner è in grado di aggiornare i dati dello status di salute dell’opera che, come molti appassionati e raffinati studiosi ricorderanno, ha subito diversi interventi di restauro e manutentivi, creando un vero e proprio archivio della memoria; è tuttavia la confezione delle copie “esatte” in carne ad ossa ad aver inaugurato una vivace discussione in seno al mondo della critica d’arte. Sebbene una certa iconofobia abbia tentato di ridimensionare il valore di quest’ultimo prodotto, oggi appare impossibile non riconoscere i nuovi ruoli svolti dall’alta tecnologia applicata ai beni culturali. La copia esatta, appellata anche come facsimile o clone, riproduce la tela del Merisi in tutte le sue componenti: non è un semplice “inganno visivo” ma una vera ri-produzione del dipinto, partendo dal supporto, arrivando allo studio del pigmento. È bene ricordare anche come le “copie esatte” fossero ben due e che da quanto appreso avrebbero dovuto essere destinate una alla città di Siracusa, per supplire l’assenza dell’originale in mostra, e una seconda all’esposizione, in dialogo con il maestro del Seicento. Una copia è davvero arrivata in città ma solo durante l’ultimo periodo di assenza dell’originale, senza essere tra l’altro mai esposta, per poi riconquistare definitivamente, e in silenzio, le sale del Mart.

Recenti dichiarazioni di Sgarbi “a Lucca […] ove è esposta una bellissima replica del dipinto” (La Sicilia, 30 dicembre 2021), raccontano come una delle copie sia oggi utilizzata all’interno di un nuovo percorso, diverso dall’ originario per cui è nata ed è questo aspetto a imporre probabilmente una riflessione al mondo dei Beni Culturali. Ciò posto, risulta anche poco facile per i non addetti a lavori apprendere dalla comunicazione che del Seppellimento di Santa Lucia sarà esposta una copia!

Che la questione della copia, o delle copie, fosse un fatto che superava la semplice storia di un restauro era stato detto anche sul Corriere della Sera da Carlo Vulpio: “Nella grande sala del MART […] è pressoché impossibile distinguere la copia del Seppellimento dall’originale, disposti su due pareti opposte come se fossero l’una la immagine riflessa dell’altro, ed entrambi sprovvisti di didascalia”.

Sibilline allora le parole di Luca Fiore, apparse sulle pagine del supplemento arte del quotidiano Il Foglio del 30 ottobre del 2020: “La mostra [al MART] chiude il 14 febbraio e, già priva di un vero equilibrio, potrebbe essere ancora più compromessa il 12 dicembre, quando l’originale di Caravaggio dovrà tornare a Siracusa. Ma, a quel punto, potrebbe essere sostituito da un’ulteriore copia. E nessuno se ne accorgerebbe”.

Il cuore della episodio quindi è proprio rappresentato da questo, dall’utilizzo delle copie esatte!

Episodi che hanno di fatto creato un precedente per il quale si dovrebbe accettare che un curatore non proprietario di un’opera -antica, ne usi la copia per realizzare itinerari altri, indipendenti, come se fosse di sua proprietà, disponendone quasi come una nuova opera.

È lecito dunque domandarsi quali accordi siano stati siglati con il FEC. Sono state prese in considerazione tutte le possibili ricadute nel mondo dell’arte che sembra voler giustificare l’uso di una copia solo se “a servizio” dell’originale”? E cosa comporta questo per la città di Siracusa che custodisce la tela del Seppellimento di Santa Lucia? I casi italiani a riguardo, come le copie delle opere “fuori sede” delle Nozze di Cana di Paolo Veronese, per il refettorio di San Giorgio, e la Salita al Calvario di Raffaello per Santa Maria dello Spasimo a Palermo, sembrano far pendere l’ago della bilancia a sfavore di un utilizzo “libero” delle copie, senza insomma che esse dialoghino in maniera decisa con il capolavoro originario. Pende poi ancora l’aspetto normativo per cui un simile manufatto non può essere “inteso” come una semplice fotografia, perché di fatto non lo è. Sebbene Il MIC sia in corsa perché il codice dei beni culturali sia adeguato alle sempre più crescenti esigenze in tema di libero riuso del patrimonio digitale, il “caso Caravaggio” sembra meritare una discussione pertinente, ben lontana dai confini provinciali. Cosa ne pensa il Ministro Franceschini? E chi è il reale proprietario dei dati digitali acquisiti dalla strumentazione della Factum Foundation?

Forse questa questione non è più semplicemente culturale, economica o giuridica, ma ha assunto i toni di una disquisizione meramente politica “perché tocca nel profondo il modo di intendere la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e investe direttamente il rapporto tra società, istituzioni di tutela e beni culturali” (Mirko Modolo).

Sarebbe allora auspicabile che per il “caso Caravaggio” ci sia dialogo fra il FEC e il MIC, perché non è tollerabile che una questione così delicata per il mondo dei beni culturali, sia gestita come una semplice storia di “richieste e permessi concessi”.

Parte del mondo accademico denuncia da anni l’assenza di una pertinente competenza in materia di tutela e valorizzazione nel Fondo Edifici di Culto e se anche questa storia della copia del Caravaggio aretuseo, dovesse apparire come un danno collaterale nella gestione del patrimonio culturale italiano, allora vuol dire non il nostro Paese deve credere di più nella bellezza ereditata.


Marzo 2022


Luana Aliano


Seppellimento di Santa Lucia Ph. Toni Mazzarella

Copia de Seppellimento di Santa Lucia Ph. Toni Mazzarella

Seppellimento di Santa Lucia in S.Lucia al sepolcro Ph. Marcello Bianca

Ph. Toni Mazzarella


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