• Associazione Culturale La palma e l'ulivo

Diario irriverente di un curatore volontario

Quale sia il ruolo del “curatore” di una mostra d’arte è un nodo teorico su cui il dibattito si protrae nel tempo. Chi scrive si è arrogato questo ruolo – come del resto fanno tutti – ma nel mio caso senza alcuna spocchia accademica. Da qualche anno mi diletto a raccogliere i talenti visivi che stimo, proponendo loro mostre intorno a temi che li coinvolgono emotivamente. Ottenuta la loro approvazione presento il progetto alle “istituzioni” per chiedere loro spazio e condivisione. Insomma faccio mostre per la società civile: lo faccio per diletto, senza compenso sorretto dalla convinzione che l’arte contemporanea non sia un’attività consolatoria ma al contrario sia fortemente collegata alla riflessione su quello che di bello o di brutto accade intorno a noi. Qui di seguito la cronaca in presa diretta di cosa accade quando l’emotività e l’intuizione fanno i conti con la necessaria messa a terra nell’incontro con i rappresentanti politici e tecnici delle istituzioni. Per rendere più facile la comprensione di accadimenti in cui a dominare è generalmente la confusione ho diviso il racconto in brevi paragrafi che fanno riferimento al luogo in cui le cose sono accadute.

Siracusa. Ancora la pandemia non era esplosa quando vengo chiamato a costruire un progetto dall’assessore di turno deciso ad allestire la personale di un artista del luogo, noto per aver superato però i confini dell’isola e pure quelli italiani. Compenso nessuno, lavoro parecchio: perché il luogo ha il suo fascino, ma come spesso accade richiede un allestimento non indifferente. L’assessore demanda le questioni pratiche agli uffici del comune, a quei funzionari stabili (possono cambiare le cariche politiche, ma loro restano comunque) a cui è assegnato il compito esecutivo di ogni progetto: e qui le cose si mettono subito male. A una prima netta sensazione (per me sorprendente) di ostilità si assommano via via ritardi e protervia nelle risposte. Torno dall’assessore specificando che stando così le cose risulta impossibile procedere: l’artista in questione, lui stesso mi indica la volontà di non andare avanti. Come finisce? Malissimo: un assessore non si mette contro i suoi funzionari, quando mai? A farne le spese sono invece io che vengo aggettivato malamente. Una prima esperienza davvero istruttiva sui meccanismi della finzione pubblica. A Siracusa in ogni caso con questa gente ancora in azione non ci tornerei per nessuna ragione al mondo.

Cernobbio. Quel che è accaduto sul Lago di Como arriva due anni dopo in uscita dalla pandemia, ma in entrata della orribile guerra a cui stiano assistendo. A Cernobbio gestisco La Cernobbina Art Studio una microscopica home gallery dove mi diletto a fare piccoli esperimenti con magnifici artisti che condividono le mie innocue follie. Lì vengo avvicinato da una funzionaria del Comune e immediatamente dopo dalla Vice sindaco che è pure Assessore alla cultura. Parte così una piccola mostra incastonata all’interno della collezione permanente di Villa Bernasconi, il bellissimo museo civico di questa cittadina. Fila tutto liscio: il Comune attiva visite che coinvolgono scuole e associazioni presenti sul territorio, si dà un gran da fare con i social e pure con quel che rimane della cara stampata. Poi accade l’imprevedibile. Di fronte all’orrore giornaliero delle immagini che arrivano dall’Ucraina mi lascio prendere dall’emotività e afferro il telefono: “Dobbiamo fare qualcosa, facciamo almeno quello che sappiamo fare”. Lo dico contemporaneamente al Sindaco, ai funzionari e pure a 20 artisti di ogni parte della penisola. Nasce così Sentieri di Pace: in 48 ore il progetto della mostra è pronto. Il Comune sbriga tutte le pratiche burocratiche necessarie a tempo record. 72 ore dopo i manifesti sono già sparsi per le vie di accesso al paese. 10 giorni dopo (il tempo dell’arrivo delle opere da ogni parte della penisola) la mostra viene inaugurata e ottiene una rassegna stampa impressionante. Un’ultima annotazione: al momento del vernissage fatico a convincere il Sindaco a prendere la parola almeno per un saluto: ma la Giunta c’è tutta insieme alla funzionaria responsabile dell’operazione, felice ma confusa tra il pubblico. Non è cosa da poco. Vedremo più avanti il perché.


Noto (Atto I). Nel 2021 su diretta indicazione dell’Assessore competente ho allestito una collettiva intitolata Il Mare sopra/Il mare sotto al Museo del Mare in località Calabernardo. Il luogo è davvero magnifico, frutto di una recente ristrutturazione realizzata con il contributo dell’Unesco. Incontro inizialmente qualche difficoltà (poi risolta per il meglio) con i funzionari a cui devo fare riferimento. Una seconda difficoltà arriva perché un’ala di questo edificio viene dichiara inagibile a mia insaputa. Una terza sono gli orari di acceso: dalle 7.00 alle 14.00 sabato e domenica chiuso. Surreale per un luogo destinato ad essere visitato soprattutto d’estate e soprattutto da turisti. Ma l’entusiasmo del sottoscritto insieme a quello degli oltre 20 artisti coinvolti (c’era anche un filmato della Guardia Costiera italiana) ha sopperito al tutto. Rassegna stampa ottima e soddisfazione per tutti: visitatori, artisti e autorità.

Noto (Atto II). Dopo il successo della prima mostra presento un secondo progetto da realizzare nell’estate del 2022. Nel frattempo però ci sono state le elezioni comunali, cambio di Sindaco, di Assessori e pure qualche slittamento di stanze tra i funzionari. La nuova mostra si chiamerà Acque chiare/ Acque scure, una ulteriore riflessione sullo stato del nostro bellissimo e fragile Mediterraneo. Questa volta è ancora più articolata e ampia della precedente, vede la presenza 30 artisti di ottimo livello, degli amici della Guardia Costiera e pure Greenpeace. Il primo documento di intenti lo deposito nel settembre del 2021, pochi giorni dopo parlo con il Sindaco neoeletto che si dice interessato e addirittura propone una maggiore coinvolgimento del territorio. Da quel momento niente. Mi viene chiesto di presentare e ripresentare il progetto, cosa che eseguo senza indugi ma senza risposte. Faccio presente che non chiedo finanziamenti, che anzi sono pronto a mettere ancora una volta del mio per tutto quel che riguarda allestimento e assicurazioni. Niente. Sollecito via chat, telefono, invio emissari… niente di niente. Mi chiedo se esistano progetti alternativi magari più belli e sontuosi del mio. Ma progetti non ne esistono. Sono passati nel frattempo sei mesi. Dove è divenuto evidente che il Mediterraneo e i suoi problemi sono lontani dalla sensibilità della nuova Amministrazione. Quali siano quelli vicini - visto le mostre tutte a pagamento - attualmente schierate sul corso principale della cittadina non è dato sapere. Ma come si suole dire… non sono più affari miei. Ho voltato le spalle al luogo dove per altro ho casa - e bussato altrove.

Pozzallo. Busso alla porta dell’amministrazione pozzallese. E ottengo immediatamente udienza. Spiego il progetto, mi viene chiesto di approfondire con un documento scritto, lo invio il giorno seguente (tutto pronto visto l’attesa infinita a Noto) e dopo dieci giorni ricevo i documenti di approvazione e la concessione dello spazio migliore possibile. A Pozzallo Assessori e funzionari si muovono esattamente come a Cernobbio. Negli incontri sino ad ora svolti ho avuto solo gentilezze e stimoli per allargare al massimo la partecipazione a studenti ed altre associazioni. Come è chiaro non si tratta di efficienza diversa tra Nord e Sud della Penisola ma di competenze e sensibilità. Acque chiare / Acque scure debutta solo il 17 giugno ma sento di aver trovato qui un appoggio vero da parte dell’Istituzione. Che crede come me nella necessità di parlare di bellezza, ma pure di migrazioni inarrestabili e delle inquietanti problematiche ecologiche che tutti stiamo vivendo.

Modica. Voglio concludere raccontando a quanto ho assistito da spettatore durante il vernissage di apertura della collettiva Le Cento Sicilie in quel di Modica. Una collettiva che vede la presenza di alcuni tra i migliori pittori siciliani. Non l’ho curata io ma conosco il valore di artisti come Bazan o Giuffrida, Iudice o La Vaccara, Schifano o Zanghi… qui ripresentati da opere di ottima fattura. Le ho viste dopo aver abbandonato - fortemente innervosito - la sala nella quale un manipolo di politici e funzionari hanno tentato di tenere in ostaggio i visitatori prima dell’apertura delle sale della mostra. Per fare che? Per pavoneggiarsi scambiandosi l’un l’altro ridicoli ringraziamenti, tutti quanti schierati sul palco con gli artisti in platea ad assistere a questo inqualificabile spettacolo. Il climax è stato raggiunto quando l’assessore degli assessori Samonà non essendosi presentato ha però inviato un lungo e insulso messaggio diffuso su mega schermo… manco si trattasse di Joe Biden o Vladimir Putin. È questa l’epitome di come tanti politici interpretino il loro ruolo in modo “faraonico” e non come servizio reso ai cittadini che li hanno eletti. È pur vero che Samonà non lo ha eletto nessuno ma è stato cooptato da un Governatore che si copre di ridicolo facendo smontare a suo piacere mostre già allestite e approvate, manco fosse un Podestà del ventennio fascista.

Per concludere. Per quel che riguarda le vicende legate a questa attività non mi sono mai sentito un martire. Al contrario mi ritengo piuttosto fortunato, soprattutto quando mi confronto con colleghi anche più celebri e preparati di me che mi raccontano di vicende surreali scaturite da altrettanta inefficienza e impreparazione condite da un’arroganza insopportabile.


Aldo Premoli


Aldo Premoli



Museo del Mare Calabernardo Noto

Inaugurazione mostra Aldo Premoli


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